La vulvodinia è un disturbo complesso e spesso incomprensibile, caratterizzato da dolore vulvare cronico senza cause organiche apparenti. Per anni è stata definita “il dolore che non si vede” perché non produce lesioni visibili, ma può compromettere profondamente la vita sessuale, relazionale, lavorativa ed emotiva di chi ne soffre.
Oggi sappiamo che la vulvodinia non è un problema psicologico né una semplice irritazione: è una patologia reale, multifattoriale, legata all’ipersensibilizzazione dei nervi, alla tensione del pavimento pelvico, ad alterazioni del microbiota genitale, infezioni pregresse e componenti ormonali.
Ricerche del Journal of Sexual Medicine e del Journal of Obstetrics & Gynecology dimostrano che molti casi di vulvodinia derivano da una combinazione di fattori biologici e muscolari, dove l’aumento della sensibilità nervosa (nociplastia) e l’ipertono pelvico giocano un ruolo cruciale.
Per questo motivo un approccio multidisciplinare è oggi la chiave terapeutica più efficace.
Sintomi più frequenti:
Le cause: un modello multifattoriale.
La vulvodinia può dipendere da:
Diagnosi.
La diagnosi richiede competenze specifiche:
Come si cura?
Il percorso terapeutico è integrato:
1. Riabilitazione del pavimento pelvico.
Riduce ipertono, migliora la sensibilità e ripristina la funzionalità muscolare.
2. Terapie mediche.
Anestetici topici, neuromodulatori, terapie ormonali locali.
3. Supporto psicologico.
Utile per gestire stress, paura del dolore e vissuto emotivo.
4. Stile di vita.
Intimo in cotone, evitare detergenti aggressivi, ridurre attività irritative.
Il dolore non è “normale” e non devi conviverci!
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