In questo articolo capirete ed avrete le informazioni giuste per sapere come allattare al seno. 

“Chissà se avrò/avrai latte?”

Questa domanda è un “classico”. A volte è la futura mamma stessa che se lo chiede, a volte a esprimersi in questo modo sono parenti, amici, conoscenti. Come se avere latte fosse una fortunata casualità e non la norma biologica. Ebbene, per partire con il piede e con lo spirito giusto, non parlate delle vostre potenzialità di allattare in modo incerto e dubbioso. Togliete quel “chissà” e fidatevi del vostro corpo che ha tutte le carte in regola per nutrire al meglio il bimbo che nascerà, come già sta facendo dall’inizio della gravidanza.

Come allattare al seno: parola d’ordine, informarsi 

 Allattare è un gesto naturale, certo. Ma non per questo risulta facile e immediato per tutte le donne. Con l’avvento della formula artificiale, diverse generazioni di donne non hanno allattato o lo hanno fatto per un periodo brevissimo, e così abbiamo perso la confidenza con questo gesto un tempo consueto. Ecco allora che diventa fondamentale prepararsi all’appuntamento con le poppate.

Come? Informandosi. Leggendo, frequentando un corso di accompagnamento alla nascita in cui si affronti l’argomento, partecipando alle riunioni organizzate da associazioni e gruppi di auto-aiuto che si occupano di come allattare al seno.

  • Non serve alcuna preparazione specifica per il seno durante la gravidanza  
    Al contrario di quanto si pensava fino a poco tempo fa, massaggi particolari o sfregature con guanti di crine o asciugamani ruvidi non aiutano a predisporre il seno all’allattamento.
  • Nelle primissime poppate qualche fastidio ai capezzoli è normale
    Nei primi istanti delle prime poppate si può avvertire un fastidio o un piccolo dolore al capezzolo, come se questo venisse tirato con forza o “stappato”. Niente paura, è tutto normale: il fastidio è dovuto allo stiramento dei dotti galattofori e dura per pochi secondi all’inizio delle prime poppate. Dopo due/tre giorni non si avverte più nulla.

dotti galattofori

 

  • Il contatto pelle a pelle è il primo passo per cominciare al meglio
    Il contatto pelle a pelle tra mamma e bambino già in sala parto, e per almeno un paio d’ore dopo la nascita, promuove l’avvio immediato dell’allattamento. Cosa che, a sua volta, promuove una produzione adeguata e costante di latte già dai primissimi giorni di vita del bambino.

 

Numerosi ospedali favoriscono questo contatto, che può essere praticato addirittura anche dopo taglio cesareo. In altri casi, invece, si continua con una routine più tradizionale, che prevede di allontanare il neonato per i primi controlli medici e il bagnetto. Puoi informarti su cosa preveda in proposito l’ospedale in cui intendi partorire.

Attenzione però: se per qualunque ragione non è possibile per mamma e bambino stare pelle a pelle subito dopo la nascita, questo non significa che tutto è perduto. Si può comunque recuperare e avviare bene l’allattamento. Semplicemente, in questo modo è un po’ più semplice.

  • Rooming-in: per l’allattamento è meglio
    Anche il rooming-in, cioè il fatto che il piccolo venga lasciatoin stanza insieme alla mamma per tutta la durata della degenza in ospedale, facilita il bonding, cioè la costruzione di quel legame speciale tra mamma e bambino, e l’avvio dell’allattamento al seno.

Il rooming-in è sempre più diffuso, ma non tutti gli ospedali lo garantiscono, per semplici ragioni organizzative. In questo caso, il bambino trascorre parte – a volte gran parte – della sua giornata nella nursery e viene portato alla mamma solo in orari prestabiliti per le poppate. Questo però può interferire con la produzione di latte, che avviene secondo un meccanismo di domanda-offerta: tanto più il bambino si attacca – e dunque chiede latte – tanto più e tanto prima la mamma ne produce.

Ovviamente, può darsi che in alcuni casi il rooming-in non sia possibile, anche se l’ospedale è organizzato per farlo. Può succedere per esempio se il bimbo ha l’ittero e ha bisogno di fototerapia, un trattamento che prevede l’esposizione a una particolare lampada. Anche in questi casi, però, l’allattamento al seno va incoraggiato il più possibile. Se serve, si può ricorrere alla somministrazione di latte materno spremuto, da preferire comunque al latte artificiale.

  • Allattare come? Rigorosamente a richiesta!
    Il bambino deve potersi attaccare al seno quando vuole. Soprattutto nei primi tempi, il neonato può fare anche 10-15 poppate al giorno, vuoi per fame, vuoi per sete o vuoi semplicemente per essere confortato dal seno materno. Stabilire orari rigidi per le poppate non solo non soddisfa le sue esigenze, ma rischia di ostacolare la produzione di latte.

Va da sé che il rooming-in faciliti l’allattamento a richiesta. Al contrario, se il bimbo rimane nella nursery è possibile che tra una poppata e l’altra, per placare un suo eventuale pianto gli vengano date piccole aggiunte di latte artificiale o di soluzione glucosata, che però, di nuovo, interferiscono con la produzione di latte. Se il bimbo deve stare nella nursery e non sono previste aggiunte di latte artificiale per ragioni mediche, fai presente il tuo desiderio di allattarlo esclusivamente al seno.

A volte, l’allattamento a richiesta può risultare troppo faticoso o stressante. In questi casi, può essere d’aiuto parlarne con gli operatori sanitari in ospedale, che ti rassicureranno sul fatto che si tratta di un atteggiamento normale del neonato e che non c’è niente che non va.

  • Attaccare, attaccare, attaccare, anche se la montata lattea non è ancora arrivata
    Nei primi giorni, quando il latte non è ancora arrivato, il bebè succhiando assume comunque un’altra importantissima sostanza – il colostro – che gli fornisce un concentrato di anticorpi che lo proteggerà dalle infezioni. Chiaro che in questi giorni poppa poco – solo 10 o 15 ml di latte per volta – ma non importa: sta comunque bevendo sostanze preziosissime! Per questo, anche se la montata lattea non è ancora arrivata, va attaccato ogni volta che lo chiede.
  • Latte artificiale in ospedale? Solo quando serve
    In passato, e in alcuni ospedali succede ancora oggi, era piuttosto comune: i bambini rimanevano nella nursery e ai primi tentativi di allattamento materno si abbinava comunque la somministrazione di latte artificiale.

Ora tutti gli organismi sanitari nazionali e internazionali che si occupano di promozione dell’allattamento al seno insistono molto su un punto: l’aggiunta di latte artificiale va fatta solo se ce n’è effettivamente bisogno, e quindi solo dopo un’attenta valutazione delle condizioni del bambino e del rapporto mamma-bambino. Informando la famiglia e coinvolgendola nella scelta.

 

Scegliere il punto nascita “giusto”

Le prime ore e i primi giorni successivi alla nascita sono molto importanti: il sostegno degli operatori sanitari e le consuetudini del reparto di maternità possono favorire il buon avvio dell’allattamento o, viceversa, ostacolarlo. Il suggerimento è quindi quello di informarvi per tempo, visitando gli ospedali cittadini e chiedendo come viene gestito l’allattamento (Quando avviene la prima poppata? Mamma e bimbo possono restare insieme giorno e notte? Al piccolo vengono offerti glucosata, integrazioni, ciuccio?).

È nato, subito al seno!

Il neonato posato sul petto della mamma e lasciato tranquillo è in grado di trovare da solo il seno e ciucciare le prime gocce di colostro. Mamma e bambino sono naturalmente predisposti per “ritrovarsi” e la particolare situazione ormonale del post parto favorisce l’attaccamento e il buon avvio dell’allattamento.

 

L’ALLATTAMENTO FA BENE AL BAMBINO/A…

 

  • PROTEGGE DA VIRUS E BATTERI Alcune sostanze contenute nel latte umano proteggono la mucosa intestinale da virus e batteri, prevenendo infezioni intestinali.
  • SISTEMA IMMUNITARIO PIU’ FORTE Fornisce al bambino uno straordinario cocktail di anticorpi e sostanze che rafforzano il suo sistema immunitario e contribuiscono allo sviluppo degli organi ancora immaturi come cervello, intestino e sistema nervoso, proteggendolo da varie malattie infettive.

Il latte materno protegge il bambino anche da eventuali infezioni contratte dalla mamma, poiché nel latte passano non solo gli agenti infettivi, ma anche gli anticorpi che l’organismo materno produce per difendersi da quegli agenti.

  • PREVIENE L’OBESITA’ Si è scoperto che contiene sostanze che favoriscono lo sviluppo di un buon sistema di assimilazione dell’organismo, inoltre il bambino si regola da solo sulla quantità di latte da prendere e sulla frequenza dei pasti, al contrario del latte artificiale, che prevede dosi prestabilite.
  • RIDUCE DIVERSI RISCHI ALLA SALUTE Nel corso del tempo diversi studi scientifici hanno dimostrato che il latte materno diminuisce il rischio di allergie e malattie allergiche; di gastroenteriti e malattie dell’apparato respiratorio; di diabete infantile di tipo 1 e 2; di ammalarsi di leucemia acuta; di SIDS e morte in culla, che può colpire i bambini nel primo anno di età.
  • FA BENE ANCHE ALLA PSICHE L’allattamento al seno facilita lo sviluppo di un buon rapporto madre-bambino.

 

L’ALLATTAMENTO FA BENE ALLA MAMMA…

  • Riporta l’utero alle sue dimensioni normali. Allattare stimola il rilascio di ossitocina, che è lo stesso ormone che favorisce le contrazioni uterine al momento del travaglio. Molte mamme riferiscono infatti che nei giorni successivi al parto avvertono contrazioni mentre allattano: è un fenomeno del tutto normale, che fa ritornare più presto l’utero alle sue condizioni originarie.
  • Riduce il rischio di tumore al seno. E’ scientificamente provato che le donne che hanno allattato al seno riducono il rischio di cancro alla mammella. Il rischio diminuisce quanti più figli si sono allattati e quanto più a lungo è durato l’allattamento.
  • Riduce il rischio di osteoporosi nella donna in menopausa. Le donne che hanno allattato hanno meno rischi di ammalarsi di osteoporosi in età avanzata.
  • Ti regala una silhouette invidiabile! Allattare esclusivamente al seno consente alla mamma di bruciare ogni giorno circa 6-700 calorie in più e questo significa che, se si segue un’alimentazione equilibrata, nei giro di qualche mese (soprattutto a partire dal sesto) si riesce a recuperare facilmente il peso che si aveva prima della gravidanza. Mentre, nel contempo, il seno aumenta di una-due taglie in più: un ‘miracolo’ che in altri momenti della vita non capita più!
  • Consente alla mamma una maggiore libertà di movimento. È vero, quando la mamma allatta esclusivamente al seno è lei l’unica fonte di nutrimento del bebè, quindi deve essere sempre disponibile, però vuoi mettere il vantaggio di poterti spostare col bebè ovunque vuoi e ogni volta che vuoi, senza bisogno di biberon, scaldabiberon, sterilizzatore, acqua, formule ecc? Al momento del bisogno, basta trovare un posticino tranquillo ed ecco che le esigenze del bebè sono soddisfatte al 100%: un latte alla giusta temperatura, nella giusta quantità, perfettamente sterile!
  • Gratifica da un punto di vista psicologico e aiuta l’empowerment e la fiducia in se stesse. La mamma che allatta sente che sta nutrendo suo figlio, che gli sta dando il meglio che può offrirgli, che gli sta facendo un dono preziosissimo.

 

…AGGIUNTA DI LATTE ARTIFICIALE ALLE POPPATE AL SENO???

 Il seno della mamma non è mai vuoto! Avrai notato che in alcuni momenti il seno appare più turgido e pieno, in altri ti sembra come svuotato. In realtà, in tutti i casi non è mai vuoto e succhiando il bambino trova sempre del latte.

“In genere, il seno è più grosso e in tensione nelle prime settimane” fa notare Paola Paschetto, consulente professionale in allattamento materno, “prima della cosiddetta fase della calibrazione, in cui la produzione deve ancora adeguarsi alle richieste del bimbo. Quando si è raggiunto il giusto equilibrio, la mammella diventa naturalmente più morbida. Anzi, questo va visto come un aspetto molto positivo, poiché il bambino non incontra più difficoltà ad attaccarsi al seno”.

… se ti sembra poco, aumenta le poppate! Il meccanismo della produzione del latte si basa sulla regola della domanda e dell’offerta: se il bambino succhia, stimola la produzione del latte, che nel giro di 48 ore si adatterà perfettamente alle sue richieste; se succhia di meno, anche la quantità a poco a poco diminuisce.

Ecco perché è importante non dare mai aggiunte di alcun liquido (neanche acqua o camomilla!): se il bambino arriva all’“appuntamento” con la sua mamma già sazio del biberon, come potrà stimolare la produzione del latte materno? Occhio anche al ciuccio, che nelle prime settimane può interferire con l’apprendimento delle corrette regole di suzione e quindi far assumere meno latte al piccolo.

… anche lo stress può influire. Non è vero che lo stress fa diminuire la produzione del latte, tuttavia può influire sulla sua fuoriuscita, o meglio sul cosiddetto riflesso di emissione: il latte c’è ma non arriva nei dotti galattofori e allora il bambino deve fare più fatica per succhiare perché non trova le mammelle ben riempite; questo può innervosirlo ed ecco che la mamma imputa la sua irrequietezza a mancanza di latte.

Come rimediare? Rilassandosi, riposando di più, ma soprattutto avendo fiducia di essere perfettamente in grado di nutrire il proprio figlio. Ricordati anche di seguire una dieta completa ed equilibrata e di bere regolarmente durante la giornata (non è necessario forzarsi a bere, basta non dimenticarsene!)

… non sempre il bebè vuole succhiare per fame. A volte le mamme credono di non avere latte a sufficienza perché il bebè reclama il seno troppo spesso. In realtà, questo può succedere semplicemente perché nella poppata precedente ha succhiato di meno (magari si è addormentato subito), o perché fa caldo e ha sete, o perché si avvicina la notte e vuole sentirsi rassicurato. Il latte materno non è solo fonte di nutrimento, ed il piccolo trova nel seno tutto quel che può consolarlo e confortarlo.

… con l’allattamento al seno, i risvegli notturni sono normali. Il latte materno, grazie alla sua composizione particolarmente digeribile, viene assimilato in fretta dall’organismo del bebè; è naturale quindi che il piccolo si svegli anche 2-3 volte nel corso della notte per essere allattato. I risvegli quindi non sono affatto indice di scarsa quantità di latte.

Diventa necessario dare l’aggiunta se:  nonostante questi accorgimenti, al controllo pediatrico, la crescita non risulta adeguata; il medico potrebbe consigliare di dare alcune aggiunte di latte artificiale (o comunque nei casi di patologia per cui è indicato, secondo linee guida, dal proprio medico.)

 

ALLATTARE FINO A…?

Dopo i sei mesi, il latte è ‘come acqua’? È una delle dicerie da sfatare una volta per tutte:

  • dopo i sei mesi di età, il latte materno necessita di essere integrato con alimenti solidi, tuttavia, se si fanno 3-4 poppate al giorno, come comunemente succede in questa fase, l’alimento materno continua a coprire circa il 25% del fabbisogno calorico quotidiano. Non solo: continua ad essere ricchissimo di anticorpi e sostanze che aiutano lo sviluppo del sistema nervoso e la maturazione degli organi in crescita del bambino. Quando si incominciano a dare le prime pappe, il latte è anche un ottimo ‘dessert’ e si può somministrare a richiesta tra i pasti quando lo richiede il bambino.
  • Dopo i 12 mesi, quando ormai il bambino mangia un po’ di tutto, il latte continua ad essere una preziosa fonte di anticorpi, un po’ come il colostro prodotto nei primi giorni di vita.

           Ecco perché l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) raccomanda di allattare fino al secondo anno di età e oltre, specie se in questo periodo il bambino fa il suo primo ingresso in comunità: statisticamente, infatti, i bambini allattati al seno che vanno al nido si ammalano di meno.

allattamento 2 anni

Spero che questo articolo su come allattare al seno ti sia stato utile. Se hai domande siamo sempre a tua disposizione oppure visita la nostra pagina servizi.

Studio Ostetrico

Dott.ssa Alessandra Salerno

Vittoria (Rg)