storie di mamme

“La Storia della Donna è Scritta nel Corpo”

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Un richiamo lontano

La nostra bambina è nata a casa, con noi. E’ letteralmente arrivata a noi, ci ha raggiunti. E di questo sarò sempre grata ad Alessandra e al suo team, che ci ha dato gli strumenti per affrontare la grandezza di questo arrivo e ci ha assistiti magnificamente.
La nostra bambina è arrivata in un sabato mattina di quiete in cui il mondo sembrava sospeso. Il pomeriggio del giorno prima ho iniziato a sentire un ritmo interno, lieve, quasi impercettibile, ma costante. Sapevo cosa significava, ne avevamo parlato. Anche se rimaneva in me una buona dose di scetticismo, di “non ci credo, sta per succedere davvero?”, dentro di me, nella mia più profonda coscienza, ma anche nella mia più profonda conoscenza, sapevo. Sapevamo entrambi.
La nostra bambina, che si è fatta aspettare fino alla 41esima settimana, una volta che si è decisa a raggiungerci non ha perso tempo. Con una fermezza, costanza, caparbietà incredibili, ha iniziato il suo cammino. E noi abbiamo saputo accoglierla. E il nostro sogno si è realizzato: essere partecipi al cento per cento, non subire alcuna invasione, essere accuditi e protetti ma essere noi, noi tre i veri protagonisti. L’esperienza più grandiosa di tutta la vita, perché è la vita in tutta la sua potenza che si manifesta, in poche ore tutta la potenza della vita. Non ho dubbi: niente del genere mi sarebbe potuto accadere se non avessi potuto contare su Alessandra.

Valentina Bandieramonte
ricercatrice universitaria
26 novembre 2018

La nascita di Alice

Abbiamo conosciuto Alessandra telefonicamente, in un momento in cui stavamo vagliando la possibilità di avere un parto in casa; la distanza non ci ha impedito di instaurare subito un rapporto di fiducia e da subito ha dissolto ogni nostro dubbio. Una volta presa la decisione, è venuta personalmente in casa a fare i controlli di routine e le ecografie, nonostante la distanza (noi stiamo a trapani). È partita subito quando è iniziato il travaglio, e ha saputo incitarmi quando la stanchezza cominciava a farsi sentire. Volevamo un parto in acqua, e così è stato. Il papà ha potuto partecipare in ogni singolo istante, ci hanno lasciati soli per coccolarci e riposare quando il travaglio lo ha permesso. Abbiamo riso tanto nelle prime ore, e non mi sono mai sentita a disagio nè giudicata quando credevo di non farcela. La mia bimba è stata letteralmente soffiata fuori e immediatamente accolta tra le nostre braccia. Subito è stato favorito l’attaccamento al seno, e il papà è stato il primo a vestirla. Un’emozione indescrivibile. Il parto come lo avevo sempre desiderato: Naturale, Rispettato e Dolce. Grazie Alessandra (prima ostetrica) , Sonia (seconda ostetrica), Jessica (op.primo soccorso) e Alessandra (doula) per avere reso questa nascita stupenda!

Ester
Magazziniera
26 novembre 2018

La Storia di Silvia

Una delle esperienze più belle della mia vita, è stata la nascita di mio figlio, ma ancor prima aver incontrata la dottoressa Alessandra Salerno. Mi ha accompagnata durante i nove mesi di gravidanza, ho frequentato i suoi corsi pre-parto e mi hanno davvero aiutata a prendere consapevolezza di diventare mamma. È stato un percorso dove ho imparato molto. Ho debellato le mie paure e ho affrontato il parto in maniera serena. Ho imparato ad amare ogni attimo il mio piccolo, perché all’inizio una gravidanza ti destabilizza. Ho avuto l assistenza della dottoressa durante il parto dove mi sono sentita coccolata, sopportata e supportata. Oltre a mio marito, ho avuto accanto una sorella, amica ma soprattutto una vera professionista che mi sosteneva e guidava il metodo giusto di respirazione la tecnica corretta per far nascere il mio bambino. E così è stato, Matteo è nato grazie anche al suo sostegno tecnico e psichico. Se tornassi indietro rifarei tutto d’accapo senza cambiare nulla.

Silvia
17 settembre 2016

La Storia di Alessandra

Il mio racconto del parto di Viola, come tutti i nostri racconti, affonda le radici molto più in là nel passato di quanto avrei potuto immaginare. Dovrei cominciare minimo col raccontare di come è andata la gravidanza e il parto del fratello maggiore, quasi tre anni fa, evento profondamente rivoluzionario che ha portato con sé ferite, dolore e delusione ma che allo stesso tempo è stato determinante per vivere appieno questa nuova gravidanza e parto. Non voglio dilungarmi troppo, quindi mi limito a dire di quell’evento che nonostante avessi scelto anche allora di farmi seguire da un’ostetrica e di programmare il parto a domicilio, alla fine non sono riuscita ad ottenere l’esperienza di parto che avevo tanto desiderato, anzi, mi sono ritrovata a dover gestire una sensazione di fallimento, di delusione e un persistente senso di colpa per tutta una serie di “reazioni a catena” che il mio parto aveva innescato. Non ho avuto un cesareo e non ho avuto episiotomia, ma la sensazione di aver “subito” questa nascita, entrambi, io e il mio piccolo, non mi ha mai abbandonata. Così quando vedo il test positivo sono determinata a riscattare la mia esperienza negativa e impegnarmi a darmi la possibilità di fare tutto diversamente. Ma la tentazione di ricadere negli errori del passato è grande, perché –non dimentichiamolo- certe dinamiche che si rivelano limitanti (come nel mio caso scegliere nuovamente un certo tipo di assistenza) in realtà ci danno una serie di “vantaggi secondari”. Delegare a terzi le decisioni cruciali della propria vita sarà anche da codardi, ma ci risparmia un bel po’ di peso sulle spalle, ci permette di dare la colpa a qualcun altro se qualcosa va storto e ci libera dalla responsabilità di lavorare su noi stessi. Insomma per farla breve dovrò aspettare al 5 Maggio, giornata internazionale dell’ostetrica, per chiudere definitivamente il rapporto con l’ostetrica che mi seguiva e iniziare la ricerca di una soluzione per il mio parto naturale e rispettato. All’epoca ero di 24 settimane circa, avevo fatto da poco la morfologica. Urgeva piano B (fare trasferire un’ostetrica qui) ed eventualmente piano C (vacanza parto nella casa maternità più vicina). Tre giorni di panico, i miei messaggi hanno invaso le caselle di posta di ostetriche, ginecologhe, mamme di mezza Italia, ho contattato chiunque potesse darmi una mano, qui nella ridente provincia siciliana, per mantenere vivo un filo di speranza. Dopo tre giorni finalmente mi arriva l’ennesimo nominativo. Mai sentito. Chiamo. “Si, ne possiamo parlare. Incontriamoci”. E scopro che in Sicilia ci sono due ostetriche libere professioniste che fanno assistenza al parto a domicilio. Ci incontriamo e tiro un sospiro di sollievo. Mi piace l’approccio. Mi sento al centro dell’attenzione, protagonista. Lei è tranquilla, nonostante la distanza che ci separa. Andrà tutto bene. Ci vedremo solo un’altra volta fino al parto. Nel frattempo decido di fare mio il motto di uno dei personaggi del film “Come ammazzare il capo e vivere felici”: non si vince una maratona senza essersi messi i cerotti per le vesciche. Sono sempre più determinata a prepararmi al meglio questa volta, a lavorare su di me, a mettere sul tavolino le mie paure e fare davvero tutto il possibile per assicurami un “parto positivo”, non perfetto, ma positivo per me. Sento parlare per la prima volta di Hypnobirthing e decido di darmi questa possibilità. Conosco Cecilia, cofondatrice del blog Il Parto Positivo e insegnante di Hypnobirthing, compro il libro e lo divoro in mezza giornata, scarico gli mp3 con i rilassamenti e i mantra potenzianti e comincio le “sedute” via Skype. Si, decisamente è un tipo di percorso che fa per me. È stato sicuramente una svolta imprescindibile dal risultato finale, anche se –ovviamente- non l’ho potuto constatare se non a posteriori. Ho cominciato la pratica quotidiana, ho puntato tutto sul mantenere un umore più sereno e ottimista possibile fino alla fine, quando mi demoralizzavo per qualche cosa, immediatamente ascoltavo qualche mp3 o mi concentravo sulla respirazione, o visualizzavo uno scenario rilassante ripetendo uno dei mantra. E funzionava benissimo. Ne ho avuto sempre più bisogno mentre mi avvicinavo alla fine della gravidanza. Le preoccupazioni aumentavano: “sarà messo in posizione? E se è posteriore? E se l’ostetrica non ce la fa ad arrivare? E se anche questa volta mi trasferiranno in h perché non ce la faccio? E se tarda ancora a nascere? E se aveva ragione tizia e i miei fantasmi del passato dovessero ritornare e fare danni a me e al mio bambino? E se aveva ragione Caia e il fatto di non aver fatto quello che mi aveva suggerito si ritorcerà contro di me come una maledizione?” Ogni volta che sentivo una di queste preoccupazioni emergere, infilavo le cuffie, chiudevo gli occhi e cominciavo a respirare sempre più profondamente. E mentre lo facevo la tensione andava via e restava con me la calma e la serenità. La notte del 4 Settembre, a 40+3, comincio ad sentire una sensazione diversa dalle solite. Una sensazione di calore localizzata nel basso ventre. Nel frattempo torna mio marito dal lavoro e facciamo l’amore con trasporto e passione, dopo un paio di mesi di astinenza per caldo, mancanza di voglia e pancione troppo ingombrante, mi sembra un miracolo! Ridiamo di gusto. Mi riaddormento subito e al mio risveglio, verso le 5 di mattina, quelle sensazioni di calore intermittenti si susseguono ogni 5 minuti. Dopo un’ora chiamo l’ostetrica, che nel frattempo si trova già qui nell’appartamento che le avevo destinato, sopra il mio. Mi visita molto dolcemente e decide di chiamare la seconda, che partendo adesso (sono circa le 6.30) arriverebbe intorno alle 11.00. Le ondate di calore continuano stabili e decido di metterle alla prova. Appena arriva una nuova ondata, chiudo gli occhi e respirando mi dico: “Dai, la prossima la voglio più forte”. E puntualmente l’ondata successiva si presentava un po’ più intensa delle precedenti. Verso le 8 faccio un tracciato e l’ostetrica mi chiede se può visitarmi. Acconsento. Lei sa già che non mi interessa essere messa al corrente di numeri e centimetri. Mi dice solo “bene, fai progressi, vedrai che appena la testa scenderà un altro po’ tutto sarà più veloce”. Le chiedo: “Cosa posso fare per aiutarlo a scendere?” e lei mi dice che potrei camminare un po’. Non me lo faccio ripetere due volte, mi alzo e comincio a dondolare, passeggiare, e mi sposto verso l’area della casa che avevo destinato al parto, più buia, più intima. Cerco la solitudine e mi concentro ancora di più. Parlo con il mio bimbo durante le ondate calde, gli dico, prima tra me e me, poi a voce alta “Dai amore, tu scendi un pochino di più e io mi apro sempre di più”, e mentre mi appoggio ai muri e alle porte dondolando. Lo sento scendere. Mi ascolta. Il mio corpo mi risponde benissimo e il mio piccolo è connesso con me. Da questo momento comincia il cosiddetto “travaglio attivo”, sono circa le 10. Il mio bimbo grande va con piacere da nonna con la promessa di richiamarlo quando la nascita sarà vicina. Non mi distraggo più, non c’è altro che me stessa, il mio bambino e l’evento che si manifesta dentro e tutto intorno a noi. Siamo solo noi due nella nostra bolla di concentrazione. Le ondate sono piacevoli, riscaldano e mi avvicinano sempre di più al momento in cui abbraccerò il mio piccolo. A volte abbraccio mio marito, ci baciamo e quando succede sento che tutto va più veloce. Allora lo cerco di nuovo la volta successiva. Dopo un po’ comincio a sentire che il calore si irradia sui glutei e le cosce. Capisco che sono sempre più vicina. Sento un lieve premito che irrompe con la sua “realtà” dentro la bolla di concentrazione che avevo creato. Ecco “il muro” di cui mi aveva parlato Cecilia. Si avvicina la transizione, forse ci sono già. Cambia tutto, devo cambiare la mia attitudine, il modo di respirare. È il momento di lasciare andare. Così all’ondata successiva anziché dondolare, apro le gambe e fletto le ginocchia. Si, decisamente è un premito. Non posso più stare in piedi, mi tremano le gambe. Provo la palla ma no. La seconda ostetrica mi suggerisce di provare a mettermi in ginocchio, carponi. Si. Mi aiuta molto. Che paura l’impeto dei premiti! È un’esplosione di forza impressionante. Rido e piango nello stesso momento come presa da un raptus delirante. Respiro e capisco che ormai è questione di poco quando vedo mio marito che riempie la piscinetta. Mentre continuo a lavorare carponi, i respiri sono diventati profondi e dalla mia gola escono ruggiti. A ogni ondata mi tocco e sento una cosa dentro la vagina. È il sacco. Anche questa volta non si è rotto. Le ostetriche suggeriscono a mio marito di chiamare il mio primo bimbo. Mi concentro sul mio bambino, mi alzo per entrare in piscina e lo sento tra le gambe. Entro e mi metto sempre carponi, l’acqua è perfetta. Tre ondate, nella prima il mio bimbo scende e incorona, mi massaggio il perineo e lo sorreggo, nella seconda ondata esce la testa, con la terza si disimpegnano le spalle ed esce tutto il corpo, rompendo finalmente il sacco. È nato! Mi giro e davanti a me, in acqua c’è il mio bambino. Nessuno lo ha preso. Tocca a me. Lo prendo e me lo porto al seno. Il papà è qui dietro di me. Solo ora avverto la sua presenza. Gli chiedo se vuole vedere lui se è maschio o femmina ma capisco che è troppo emozionato perché balbetta qualcosa tipo “non lo so”. Apro un po’ le gambine e vedo che è una bambina! Sono le 13.30. È nata la nostra Viola, in casa, con rispetto e con serenità! Ce l’ho fatta, e continuo a ripetere “Non ci posso credere!” Il tempo si ferma. Lei ha gli occhi aperti, fa dei timidi tentativi di respirare, mi guarda e in quegli occhi si vede l’infinito. Fa un profumo inebriante. Questi minuti durano ore! Ridiamo e piangiamo insieme. Le ostetriche mi aiutano ad alzarmi, c’è la placenta da far nascere. Mentre arriva il fratellone. Purtroppo si è perso la nascita perché mentre mamma spingeva la sua sorellina fuori, a lui è venuta voglia di fare la pupù e quindi ha ritardato un pochino! Ma recupera presto. Non si stacca un secondo da lei e da noi. La placenta nasce, la sistemiamo in un colapasta vicino alla sua piccola sorellina ancora abbracciata a me e le ostetriche controllano se ci sono state lacerazioni. Niente. Solo due lievi abrasioni vicino l’uretra che non mi hanno creato nessun tipo di fastidio. Dopo un’oretta dalla nascita della mia bimba la lascio con il papà e io vado a farmi una doccia. Mia madre ha rifatto il letto. Ha messo le lenzuola bianche ricamate dalla bisnonna, che ai suoi tempi ne vide tanti di bimbi nascere in casa con il suo aiuto. Ci accoccoliamo, io, Viola, il fratellone e papà nel nostro lettone. Tutto perfetto. Un sogno. Ancora non ci credo, ma è successo davvero! Sono stata capace! E non c’è stato neanche un attimo in cui abbia provato qualcosa che definirei “dolore”! Il lotus procede bene, sono contenta che la mia piccola non abbia subito il trauma del taglio del cordone. Solo venti ore dopo la nascita le chiedo se posso permettermi di recidere il cordone, ormai mummificato, perché mi è difficile gestirlo. Lo faccio fare all’ostetrica, con calma. Viola non ha reazioni e mi fa piacere. Il moncone è caduto in quarta giornata, come per il fratello. Io sto benissimo, stranamente (o no?) i lochi sono durati solo due giorni. Al terzo giorno avevo solo un po’ di muco trasparente. L’allattamento, iniziato a un quarto d’ora dalla nascita, procede meravigliosamente, tra il secondo e terzo giorno è arrivato il latte e la piccola è una bravissima mangiona. In 5 giorni ha preso 400 grammi. Ringrazio dal profondo del mio cuore e con una riconoscenza immensa tutte le persone che hanno contribuito a fare sì che si realizzasse il mio sogno. Anna Elettra Carpaneto che mi ha ascoltata e aiutata ad aprire gli occhi, Daiana Foppa che mi ha sostenuta nei miei momenti di preoccupazione facendomi sentire sempre piena di energia e ottimismo, Rosaria Santoro che mi ha suggerito di contattare quella che poi è diventata la nostra ostetrica, Francesca Uccello e Alessandra Salerno, la seconda. Ivana Arena ed Elena Skoko che si sono rese immediatamente disponibili ad aiutarmi nella ricerca. Un ringraziamento particolare a Cecilia Antolini, la mia insegnante di Hypnobirthing che mi ha dato la possibilità di prepararmi al meglio al momento della nascita. Ringrazio anche le persone che hanno fatto si indirettamente che si realizzasse tutto questo, che ormai fanno parte del mio passato, ma che sono state ugualmente determinanti, anche nel loro essere “limitanti”. Tanto amore a tutti. Preparatevi e credeteci perché SI PUÒ FARE!

Alessandra
17 settembre 2016